Spotify lancia SongDNA, funzione che promette di rivoluzionare l’ascolto trasformando ogni traccia in una mappa interattiva di relazioni creative. Ma sarà la svolta per il riconoscimento di produttori e dj spesso dimenticati? Disponibile in beta per utenti Premium su iOS e Android e in arrivo su larga scala ad aprile, SongDNA si integra nella schermata di riproduzione: un tap e si apre un universo di scrittori, producer, collaboratori, campioni e interpolazioni che hanno plasmato il brano, fino alle cover ispirate.
La novità è navigare a ritroso: toccando un nome, si esplorano gli altri artisti con cui ha lavorato, creando un labirinto di connessioni tra epoche e generi. Un sogno per i maniaci della discografia, ma anche un potente strumento di scoperta musicale. Tuttavia, c’è un ma: i dati arrivano da artisti, team e fonti comunitarie, sistema che può generare lacune o errori, soprattutto per i dj di club che pubblicano bootleg o mashup non ufficiali. Spotify garantisce che i team artistici potranno gestire le informazioni tramite Spotify for Artists, ma la domanda resta: quanto sarà completo il quadro per la musica dance, dove i campionamenti non autorizzati sono all’ordine del giorno? In un’epoca di streaming onnivoro, SongDNA potrebbe dare visibilità a chi opera dietro le quinte, dai tecnici del missaggio ai ghost producer.
Come ha dichiarato Jacqueline Ankner, responsabile delle partnership con autori ed editori, l’obiettivo è rendere trasparente la discendenza creativa di una canzone, dando riconoscimento a chi merita. Ma attenzione: non sostituisce la sezione “A proposito del brano”, ma la affianca, offrendo un’esperienza immersiva. Per i puristi del vinile, resta il fascino del libretto fisico; per gli amanti della tecnologia, SongDNA è un passo avanti verso l’ascolto consapevole. Provatelo su “Blue Monday” dei New Order o “Paparazzi” di Lady Gaga.
https://newsroom.spotify.com/2026-03-24/songdna-announcement-beta


