Foto: @facebook.com/BoyGeorgeOfficial
Nel grande dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla musica, Boy George ha scelto la sua posizione, e non è certo quella dei detrattori. Intervenuto nel podcast Happy Place di Fearne Cotton, l’icona pop degli anni Ottanta ha rivelato di utilizzare ChatGpt come strumento di scrittura, arrivando a definirlo un valido alleato creativo. “Ho conversazioni fantastiche con ChatGpt”, ha dichiarato il cantante, spiegando di aver già realizzato l’equivalente di cinque album con il supporto dell’IA. Parole che suonano come una vera e propria dichiarazione d’intenti in un momento in cui l’industria musicale è spaccata tra entusiasmo e timore verso le nuove tecnologie generative.
Secondo Boy George, l’intelligenza artificiale rappresenta una risorsa soprattutto per chi, come lui, si definisce un top-line writer, ovvero autore di linee melodiche principali. “Tutte le persone con cui collaboro mi inviano basi, e io le ascolto ripetutamente”, ha raccontato. In questo flusso di lavoro, l’IA diventa un partner silenzioso e sempre disponibile, capace di suggerire testi senza imporre ingombri emotivi o creativi. “Non devi lavorare con nessun altro, non devi preoccuparti nemmeno per due secondi di cosa pensano”, ha aggiunto con una punta di ironia, lasciando intendere quanto a volte il confronto umano possa rivelarsi più complesso della collaborazione con una macchina.
Ma l’approccio di Boy George all’IA non è passivo. Il cantante ha sottolineato l’importanza di saper dialogare con lo strumento, di guidarlo, di correggerlo. “Dico a ChatGpt: ‘Questi testi sono schifezze, non è così che parlerei io’”. Un processo che definisce di training, quasi si trattasse di addestrare un assistente alle proprie abitudini espressive. Una posizione che si allinea a quella di altri musicisti che vedono nell’IA non un sostituto, ma un’estensione delle proprie possibilità creative.
Nel corso della chiacchierata, Boy George non è entrato nel dettaglio di questi cinque album scritti con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, e al momento non è dato sapere se e quando verranno pubblicati. Ma la semplice esistenza del progetto conferma una tendenza sempre più diffusa: l’ingresso dell’IA nei processi creativi non è più un’ipotesi futuribile, ma una realtà concreta, capace di coinvolgere anche artisti dalla personalità forte e riconoscibile come lui. In attesa di ascoltare i frutti di questa collaborazione tecnologica, resta la curiosità di capire quanto di Boy George ci sarà in quelle canzoni, e quanto invece sarà frutto di un dialogo con una macchina che impara a scrivere come lui.


